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La nuova collezione minimalista di Michel Haillard, Antédesign, prende i mobili di design caratteristici che tutti conoscono e li rimodella a propria immagine. Nell'era dell'upcycling, Michel Haillard si distingue ancora una volta per la sua singolarità. 

L'approccio TRIBALE POURSUITE all'uomo si impone come uno scenario artistico che racconta una civiltà quasi probabile, un'esperienza etnologica venata di umorismo. Si costruisce attorno all'assemblaggio di oggetti eterogenei, che non avrebbero dovuto incontrarsi naturalmente, seguendo un filo rosso immutabile: cosa lega noi, noi abitanti della terra, animali ed esseri umani?

Questa archeologia immaginaria è arricchita dall'incontro dei materiali più diversi, purché abbiano un'affinità plastica, onirica, anche energetica; fanno poi parte delle creazioni di Michel Haillard come parole in una frase, raccontando una storia originale e tuttavia aperta all'immaginazione dello spettatore, ognuno portando inevitabilmente la propria visione, la propria fantasia.

Dobbiamo affrontare i fatti, la sua tribù odia le linee rette, assenti dalla natura, predilige le curve sensuali di piante e animali, da qui la sua predilezione per gli stili, tra gli altri, Chippendale, olandese, barocco e rococò o qualche altro art nouveau.

Molte delle creazioni TRIBALE POURSUITE hanno deviato, armeggiato, triturato, personalizzato, sublimato mobili dal carattere già tormentato per portare il selvaggio che non avrebbe mai dovuto lasciare.

La collezione Antédesign scopre così una nuova preoccupazione: cosa abbiamo scartato, sacrificato o addirittura amputato nell'hotel dell'industrializzazione? Considerando che il percorso del design è puro, come erano originariamente questi pezzi, con proporzioni così perfette, curve così strette quando erano ancora feroci, lontani dalle preoccupazioni della riproducibilità?

Questo è ciò che questa collezione cerca di trovare.

 



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